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Perché le Aquile non portarono l’Unico Anello al Monte Fato?

La domanda sul perché i personaggi de Il Signore degli Anelli non abbiano utilizzato le Aquile per trasportare l’Unico Anello al Monte Fato è una delle critiche più frequenti e dibattute riguardo l’opera di J.R.R. Tolkien. Sebbene possa sembrare una soluzione ovvia a prima vista, esistono molteplici ragioni, sia logistiche che tematiche, che spiegano perché questo non fosse un piano fattibile o desiderabile nel mondo di Tolkien.

Innanzitutto, è fondamentale comprendere la vera natura delle Aquile. Non sono semplici animali giganti al servizio di Gandalf o di altri, ma creature di Arda concepite da Manwë, uno dei Valar (esseri angelici o semidivini). Sono esseri intelligenti, con una propria cultura, gerarchia e orgoglio, e agiscono come agenti di Manwë. Il loro ruolo è spesso quello di sentinelle e messaggeri, inviate per vigilare su forze maligne come Morgoth. Gandalf, sebbene abbia un rapporto di amicizia e debito con Gwaihir (il Signore delle Aquile) per precedenti aiuti ricevuti, non può semplicemente evocarle a suo piacimento o ordinar loro di agire come taxi. Le Aquile tendono ad aiutare solo in circostanze estreme o per “piccoli favori” agli amici, come salvare Gandalf da Orthanc o dal picco di Zirak-zigil, ma si rifiutano di andare troppo lontano, affermando di essere state inviate per portare notizie, non fardelli.

Gandalf sulle aquile

La questione della segretezza è un altro ostacolo insormontabile. La missione per distruggere l’Anello si basa sulla furtività, poiché Sauron non avrebbe mai concepito che qualcuno tentasse di distruggere il suo potere, aspettandosi invece che lo usassero contro di lui. Grandi Aquile che volano attraverso la Terra di Mezzo e in Mordor sarebbero state un bersaglio evidente, visibili per centinaia di miglia, eliminando ogni speranza di discrezione. Mordor è pesantemente sorvegliata, con l‘Occhio di Sauron costantemente vigile e una vasta rete di spie (come i Crebain) e sentinelle. Un attacco aereo avrebbe concentrato tutte le forze di Mordor, inclusi arcieri, balestre e, in particolare, i Nazgûl sui loro temibili Fellbeasts, che avrebbero ingaggiato le Aquile in combattimenti aerei. Sebbene le Aquile siano potenti e abbiano combattuto draghi in passato, il loro numero era diminuito significativamente nella Terza Era, e una battaglia diretta contro le difese aeree di Mordor sarebbe stata suicida e avrebbe quasi certamente portato alla perdita dell’Anello. Inoltre, l’ambiente di Mordor, con il fumo e il calore del Monte Fato, avrebbe reso difficile il volo anche per le Aquile.

Forse il motivo più profondo e radicato nella filosofia di Tolkien è il pericolo della corruzione dell’Anello. L’Anello si nutre del desiderio di potere, corrompendo anche i più forti e saggi. Gandalf, Galadriel e persino Saruman hanno rifiutato o sono stati tentati dall’Anello proprio a causa del loro grande potere e della conseguente vulnerabilità alla sua influenza. Le Aquile, essendo esseri intelligenti e potenti (potenzialmente Maiar o spiriti divini in forma animale), sarebbero state altamente suscettibili alla corruzione dell’Anello, specialmente avvicinandosi al Monte Fato, dove la sua influenza era più forte. Potrebbero aver cercato di impossessarsene per sé, vanificando l’intera missione. Gli Hobbit, in particolare Frodo, sono stati scelti come portatori dell’Anello proprio per la loro umiltà, mancanza di ambizione e relativa resistenza alla tentazione del potere, sebbene anche Frodo alla fine sia stato logorato dall’Anello e non sia riuscito a distruggerlo volontariamente.

Infine, la scelta di non usare le Aquile è profondamente legata alla visione narrativa e teologica di Tolkien. L’autore stesso le considerava un “deus ex machina” e le utilizzava con parsimonia per non compromettere la credibilità della storia e il senso di un viaggio arduo. Il nucleo della narrativa di Tolkien enfatizza il libero arbitrio e la crescita dei personaggi attraverso scelte difficili e la capacità dei “piccoli” di compiere grandi imprese. Un intervento divino diretto o una soluzione troppo facile avrebbero sminuito il significato delle lotte e dei sacrifici dei popoli della Terra di Mezzo, i quali dovevano dimostrare di essere degni di prevalere sul male attraverso la propria forza e cooperazione. I Valar e i loro agenti, come Gandalf e le Aquile, sono guide che intervengono sottilmente o in momenti cruciali quando non c’è altra speranza, piuttosto che risolutori onnipotenti che compiono la missione al posto degli altri. La Compagnia, al momento della partenza da Gran Burrone, non aveva un piano definito e non poteva guardare troppo avanti, lasciando che le circostanze e le scelte individuali guidassero il loro percorso.

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