La statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori: quando Papa Leone XIII minacciò di trasferirsi in Austria

Campo de’ Fiori, una delle piazze più celebri e vivaci di Roma, è dominata da un monumento simbolo della libertà di pensiero e rappresenta uno snodo cruciale nella complessa relazione tra Stato italiano e Chiesa. Al centro di questa storia c’è la statua di Giordano Bruno e l’aspra opposizione alla sua erezione da parte di Papa Leone XIII.

Chi era Giordano Bruno?

Giordano Bruno, nato Filippo Bruno a Nola nel 1548, fu un filosofo, scrittore e predicatore italiano. Divenne frate domenicano, assumendo il nome di Giordano. La sua scelta di entrare nell’ordine poteva essere motivata dal desiderio di dedicarsi ai suoi studi filosofici godendo della sicurezza offerta dall’Ordine. Tuttavia, fin da giovane manifestò una notevole indipendenza di pensiero e un’insofferenza verso l’osservanza dei dogmi.

Bruno fu un pensatore originale e visionario che mise in discussione dogmi centrali della Chiesa cattolica. Ad esempio, espresse scetticismo sulla dottrina trinitaria, non intendendo il Figlio e lo Spirito Santo come persone distinte dal Padre, ma piuttosto come manifestazioni divine. Sostenne opinioni considerate eretiche, come la negazione della creazione divina e dell’immortalità dell’anima umana. Le sue idee filosofiche spaziavano su argomenti come l’arte della memoria, che insegnò anche al cardinale Scipione Rebiba.

Bruno abbracciò e ampliò le teorie copernicane. A Oxford tenne lezioni sulle teorie copernicane, che però non furono gradite. Egli sosteneva l’infinità dell’universo e la molteplicità dei mondi. Queste tesi, tra le altre, si rivelarono poi esatte. La sua filosofia portò all’abbattimento delle barriere tolemaiche e rivelò un universo molteplice e non centralizzato, aprendo la strada alla Rivoluzione scientifica; per questo è considerato un precursore di idee della cosmologia moderna come il multiverso.

A causa della sua indipendenza di pensiero e delle sue idee considerate eterodosse, Bruno ebbe problemi con l’autorità religiosa. Fuggì da Napoli per evitare l’arresto dopo aver discusso di arianesimo in modo controverso. Lasciò poi Roma nel 1576 dopo essere stato accusato di eresia, abbandonando l’abito domenicano. Iniziò un periodo di peregrinazioni in Italia e in Europa, insegnando e pubblicando le sue opere. Durante il suo soggiorno in Inghilterra, pubblicò alcuni dei suoi dialoghi più importanti, tra cui De la causa, principio et uno (sui principi della realtà naturale) e De l’infinito, universo e mondi. Scrisse anche opere allegoriche come lo Spaccio de la bestia trionfante, interpretato come una polemica contro la Riforma protestante e il cristianesimo, a favore di una “religione civile” basata sulla comunità e la conversazione. Ne De gli eroici furori, distinse tra passioni umane, considerando la ricerca della verità come espressione di un “furore eroico”.

Nel 1592, di ritorno in Italia, fu arrestato a Venezia. Fu estradato a Roma nel 1593 e imprigionato nel Palazzo del Sant’Uffizio. Sottoposto a processo dall’Inquisizione veneziana e poi romana, si difese abilmente, negando, tacendo o anche mentendo su alcuni punti. Dichiarò di essere disposto a ritrattare quanto fosse in contrasto con la dottrina della Chiesa, ma l’Inquisizione romana richiese la sua estradizione. Non rinnegò i fondamenti della sua filosofia, come l’infinità dell’universo e il moto della Terra. Fu invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche, ma rifiutò ogni abiura nel dicembre 1599.

L’8 febbraio 1600, fu condannato e consegnato al braccio secolare. Secondo una testimonianza, rivolse ai giudici la celebre frase: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (“Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”). Dopo aver rifiutato i conforti religiosi, fu condotto a Campo de’ Fiori, imbavagliato (“lingua in giova”) e arso vivo il 17 febbraio 1600. Le sue ceneri furono gettate nel Tevere.

La genesi del monumento

Dal giorno della sua morte, Giordano Bruno divenne da un lato oggetto di odio feroce da parte dei cattolici e dall’altro simbolo del libero pensiero e della ricerca della Verità. L’idea di un monumento in suo onore prese corpo diversi anni dopo la sua morte. Un comitato internazionale fu formato per richiederne la costruzione, supportato da figure di spicco come Victor Hugo e Michail Bakunin.

La scelta del luogo ricadde su Campo de’ Fiori, esattamente dove Bruno fu arso vivo. Questo luogo ha una simbologia particolare: è l’unica piazza celebre di Roma dove non è presente alcuna chiesa. L’incarico di realizzare l’opera fu affidato a Ettore Ferrari, scultore, politico italiano e massone. La statua fu concepita per rappresentare il filosofo con il viso, coperto da un cappuccio, rivolto verso il Vaticano, le mani su un libro chiuso e un piede in avanti, a dimostrazione della sua volontà di difendere la libertà di pensiero.

L’idea di erigere una statua dedicata a un uomo condannato per eresia a poco più di un chilometro dal Vaticano fu intrinsecamente provocatoria e divenne fin da subito un elemento di scontro tra liberi pensatori e clericali.

La reazione di Papa Leone XIII

Il pontificato di Papa Leone XIII (1878-1903) si inserì in un’epoca di progressiva laicizzazione della società italiana ed europea. Nonostante fosse un pontefice noto per la sua apertura ai temi sociali (fu definito il “papa dei lavoratori” e il “papa sociale” per la sua enciclica Rerum Novarum) e per aver cercato di superare l’isolamento della Santa Sede, continuò la ferma opposizione al Regno d’Italia sorto dall’Unità e mantenne il Non expedit, proibendo la partecipazione dei cattolici alla vita politica nazionale. Egli non cessò di rivendicare la restituzione della sovranità territoriale perduta, seppur considerando una limitazione alla città di Roma.

L’erezione del monumento a Giordano Bruno rappresentò per Leone XIII un affronto diretto. La statua, prima ancora di essere inaugurata, era già un simbolo per le fazioni opposte a Roma. Leone XIII rimase a tal punto scandalizzato dall’eventualità che la statua di un “eretico” venisse eretta a poca distanza dalla Santa Sede che minacciò clamorosamente di lasciare l’Italia per risiedere nell’Impero Austro-Ungarico.

Tuttavia, il Presidente del Consiglio dei Ministri di allora, Francesco Crispi, rispose con fermezza. Si narra che abbia fatto sapere al Papa: “Dite al Papa che se lascia l’Italia, non potrà più tornare“. Questa presa di posizione ferma fece ripiegare il Papa su un altro tipo di protesta.

L’inaugurazione e la condanna papale

Il 9 giugno 1889, giorno di Pentecoste, il Monumento a Giordano Bruno fu inaugurato a Campo de’ Fiori. Questo evento ebbe una portata europea, manifestando sentimenti a favore della libertà scientifica e contro quello che veniva percepito come oscurantismo religioso.

Leone XIII, rinunciando al suo proposito di lasciare Roma, scelse di protestare in modo simbolico: trascorse l’intera giornata in digiuno e raccoglimento davanti alla statua di San Pietro. Successivamente, il 30 giugno 1889, pronunciò una solenne allocuzione di condanna e protesta. Denunciò l'”oltraggio” subito e una presunta “lotta a oltranza contro la religione cattolica” da parte del mondo moderno. Riguardo a Bruno, l’allocuzione papale fu netta: confermò pienamente la legittimità della condanna e del rogo, sostenendo che Bruno “non possedeva un sapere scientifico rilevante” e aveva avuto “stravaganze di debolezza e corruzione”. L’oratore ufficiale dell’inaugurazione, Giovanni Bovio, sottolineò quanto l’evento stesse affliggendo il Pontefice, dicendo che il papa soffriva di più le celebrazioni di quella giornata che la perdita dello Stato della Chiesa.

Un simbolo duraturo

Nonostante l’opposizione papale, la statua rimase al suo posto. Resiste ancora oggi, rappresentando un simbolo potentissimo del libero pensiero e della resistenza contro l’autorità religiosa dogmatica. Dalla caduta del Fascismo (periodo durante il quale, pur tra tentativi di distruzione, la statua fu protetta anche grazie all’apprezzamento di Giovanni Gentile per Bruno) è diventata una sorta di meta di “pellegrinaggio laico” per i fautori della libertà di pensiero.

La vicenda della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori e l’opposizione di Papa Leone XIII testimoniano l’intensa lotta culturale e politica che caratterizzò l’Italia post-unitaria e il confronto, tutt’altro che semplice, tra fede, scienza e libertà di pensiero. Bruno, arso vivo come eretico, è oggi ricordato a Campo de’ Fiori non solo per il suo martirio, ma come emblema della costante ricerca della verità e della libertà intellettuale, a dispetto di ogni ostacolo.

Riferimenti

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