Il termine “Conclave” deriva dal latino cum clave, ovvero “chiusi a chiave”. L’espressione non è evocativa e riflette una realtà concreta, nata nel XIII secolo, per garantire che i cardinali, isolati dal mondo, scegliessero il Papa senza pressioni o influenze provenienti dall’esterno. L’origine di questa pratica risale al 1270, a Viterbo, quando, dopo la morte di Clemente IV, i cardinali impiegarono quasi tre anni per eleggere Gregorio X. Esasperati dall’attesa, i cittadini di Viterbo li rinchiusero nel Palazzo dei Papi, scoperchiando persino il tetto per spronarli a decidere. Fu un successo: Gregorio X venne eletto in pochi giorni, e con la costituzione Ubi Periculum (1274) stabilì che i futuri conclavi si svolgessero in clausura, con regole severe, come la riduzione del cibo a pane e acqua dopo cinque giorni di stallo.
Oggi, il Conclave si tiene nella Cappella Sistina, sotto lo sguardo del Giudizio Universale di Michelangelo.

Il rito
Il Conclave inizia tra il 15° e il 20° giorno dalla morte o dimissione del Pontefice, secondo la Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II (1996), aggiornata da Benedetto XVI. I cardinali elettori, ovvero quelli con meno di 80 anni – attualmente 135, di cui 108 nominati da Papa Francesco – si riuniscono a Roma. Prima del voto, partecipano alla Messa Pro Eligendo Romano Pontefice in San Pietro, un momento di invocazione dello Spirito Santo. Poi, in processione, raggiungono la Sistina, dove il maestro delle celebrazioni liturgiche pronuncia l’Extra Omnes (“Fuori tutti”), sigillando le porte.
Dentro la cappella, i cardinali giurano segretezza e fedeltà alle regole. Le votazioni, fino a quattro al giorno (due al mattino, due al pomeriggio), avvengono in silenzio. Ogni cardinale scrive il nome del candidato su una scheda con la scritta Eligo in Summum Pontificem (“Eleggo a Sommo Pontefice”), piegandola e deponendola in un’urna d’argento. Prima di votare, pronuncia un giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto.»

Le schede vengono scrutinate da tre cardinali. Se nessun candidato ottiene i due terzi dei voti, le schede sono bruciate con una sostanza che produce la celebre fumata nera. Quando il quorum è raggiunto, si aggiunge paglia secca per la fumata bianca, accompagnata dal suono delle campane di San Pietro. Il cardinale decano chiede al prescelto: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?» e, in caso di risposta affermativa, «Con quale nome vuoi essere chiamato?» Il nuovo Papa si ritira nella Stanza delle Lacrime, una sacrestia dove indossa i paramenti papali – preparati in tre taglie diverse – e poi riceve l’omaggio dei cardinali. Infine, il cardinale protodiacono si affaccia dalla loggia di San Pietro e annuncia: Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!
La Cappella Sistina
Dal 1492, la Cappella Sistina è la sede del Conclave, anno in cui venne eletto il controverso Alessandro VI Borgia. Costruita tra il 1475 e il 1483 per volere di Sisto IV, deve la sua fama agli affreschi di Michelangelo, realizzati tra il 1508 e il 1541. La volta, con le storie della Genesi, e il Giudizio Universale alle spalle dell’altare creano un’atmosfera di solennità unica, quasi a ricordare ai cardinali la grandezza della loro responsabilità. Le finestre sono sigillate, i banchi disposti per le votazioni, e viene installata una stufa dove verranno bruciate le schede.
Prima della sua costruzione, i conclavi si tenevano in luoghi diversi, spesso legati alla città dove il Papa era morto. A Roma, tra i siti più comuni c’erano il Monastero di San Sebastiano al Palatino (come nel 1118 per Gelasio II) o il Palazzo del Laterano. Quando il Papato aveva sede ad Avignone (1309-1377), le elezioni avvenivano nel Palazzo dei Papi. La mobilità dei conclavi rifletteva l’instabilità politica dell’epoca, ma con la Sistina si trovò una sede stabile, consacrata alla segretezza e alla sacralità.
Conclavi memorabili
La storia dei conclavi è costellata di episodi che sembrano usciti da un romanzo. Oltre al già citato Conclave di Viterbo (1268-1271), merita menzione quello del 1903, che elesse Pio X dopo sette scrutini. Qui, l’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria esercitò il suo diritto di veto contro il cardinale Mariano Rampolla, considerato troppo progressista, un’interferenza che segnò l’ultima volta in cui un sovrano laico influenzò un’elezione papale. Più recente è il Conclave del 1978, che in pochi scrutini elesse Giovanni Paolo I, morto dopo soli 33 giorni. Lo stesso anno, un secondo Conclave portò all’elezione di Karol Wojtyła, il primo Papa non italiano dopo 455 anni, un evento che cambiò la storia della Chiesa.
Il Conclave al cinema
Il fascino del Conclave ha ispirato il cinema, che ne ha colto il mix di mistero e tensione. Nel 2011, Nanni Moretti con Habemus Papam ha offerto uno sguardo ironico e umano, raccontando un Papa (Michel Piccoli) che, eletto a sorpresa, si ritrova schiacciato dal peso del ruolo e fugge per Roma in cerca di sé stesso. Il film coglie il dramma interiore di chi si trova a guidare la Chiesa in un mondo complesso, con una Cappella Sistina ricostruita magistralmente.

Più recente è Conclave (2024), diretto da Edward Berger e tratto dal romanzo di Robert Harris. Qui, Ralph Fiennes interpreta il cardinale Lawrence, alle prese con un’elezione piena di intrighi e colpi di scena. Girato in parte a Cinecittà, dove sono state ricostruite la Sistina e la Domus Sanctae Marthae, il film è un thriller senza omocidi, dove i cardinali vengono mostrati come uomini con ambizioni, pieni di dubbi e debolezze. Sebbene romanzato, Conclave si basa su ricerche storiche e rende palpabile l’atmosfera di clausura, con una fotografia che richiama la luce drammatica degli affreschi michelangioleschi.
Curiosità
Tra le curiosità, vale la pena notare che, fino al 1903, i monarchi cattolici potevano esercitare un veto, un’ingerenza abolita da Pio X. Ancora oggi, la segretezza è tale che i cardinali non possono portare dispositivi elettronici, e la Sistina viene controllata contro eventuali microspie. Inoltre, la Stanza delle Lacrime deve il nome alle emozioni travolgenti del neoeletto, che spesso piange per la commozione o il peso della responsabilità.
Il Conclave, con la sua ritualità, ci ricorda che la Chiesa è un’istituzione millenaria che sa adattarsi senza perdere la sua identità. È un evento che, come la Sistina, unisce bellezza e gravità, fede e storia. Mentre attendiamo il prossimo Habemus Papam, possiamo solo immaginare quali pensieri attraverseranno i cardinali sotto lo sguardo di Michelangelo, in quel silenzio rotto solo dal fruscio delle schede e dal crepitio della stufa.
Riferimenti bibliografici per approfondire:
- Melloni, Alberto. Il conclave. Storia dell’elezione del Papa. Il Mulino, 2005.
- Giovanni Paolo II. Universi Dominici Gregis. Libreria Editrice Vaticana, 1996.
- Harris, Robert. Conclave. Mondadori, 2016.
- Pastor, Ludwig. Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo. Desclée, 1911-1933.
- Baumgartner, Frederic J. Behind Locked Doors: A History of the Papal Elections. Palgrave Macmillan, 2003.
