C’era una volta in America – Analisi del film
C’era una volta in America (1984) non è soltanto un film, ma il testamento creativo di Sergio Leone, un’opera monumentale che chiude la sua "trilogia del tempo" e si pone…
C’era una volta in America (1984) non è soltanto un film, ma il testamento creativo di Sergio Leone, un’opera monumentale che chiude la sua "trilogia del tempo" e si pone…
Questo testo è apparso, per la prima volta, in "Nuova Antologia", n. 150, Novembre 1896. Nel Marzo del 1897 il testo apparve, in traduzione inglese, su "The Chautauquan", vol. 24, pagg. 701 - 705. Nel 1979 venne pubblicato all'interno del libro di Ion Hobana "20.000 de pagini cantarea lui Jules Verne" poi tradotto nuovamente in italiano nel 1981 e stampato per l'Editrice Nord.
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Nella serie dei Voyages Extraordinaires di Jules Verne sono presenti più di quattromila illustrazioni, mediamente una ogni 6-8 pagine e più di 60 per ogni romanzo.
Fin dalla pubblicazione del primo romanzo di Verne nel 1863, queste immagini e mappe xilografiche sono diventate parte integrante dei romanzi fantascientifici dell’autore: le ristampe moderne de “I Viaggi Straordinari”, infatti, sono caratterizzate dalle illustrazioni originali ed evocano quel senso di lontano esotismo e futuristico stupore; le stesse emozioni che provavano i lettori dell’epoca.
Eppure, ad oggi, maggior parte della critica ha praticamente ignorato il ruolo cruciale svolto da queste illustrazioni nelle opere dell’autore francese. Come ho discusso in dettaglio altrove, sembrano esserci quattro diverse categorie di illustrazioni ne I Viaggi Straordinari, ciascuna dei quali ha una diversa funzione semiotica e/o didattica, all’interno della narrazione.
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Introduzione
Era il 1995 quando James Cameron pensò di produrre un film basato sulla storia d’amore tra un ussere umano e un’aliena. Per renderla credibile, però, sarebbe stato necessario ricostruire da zero, e virtualmente, un intero mondo e farlo vivere in prima persona agli spettatori. Un progetto faraonico per i tempi dal punto di vista economico e impossibile da quello tecnologico. Cameron voleva il 3D, effetti speciali allo stato dell’arte e la possibilità di ricreare virtualmente una razza inesistente nella realtà.
Cameron veniva già da diversi successi, come i due Terminator, Aliens, Abyss, True Lies. Era nel 1995 uno dei registi sulla cresta dell’onda, anche se era considerato principalmente come un regista da film d’azione. Per quel film sulla storia d’amore tra umano e aliena aveva bisogno di un finanziamento imponente, oltre che dell’infrastruttura tecnologica: insomma, i tempi non erano abbastanza maturi. Decide quindi di concentrarsi su un’altra grossa produzione, più facile per certi versi, che avrebbe dato sfogo alla sua passione per le riprese subacquee.
Titanic usciì nel 1997 e fu il secondo film a vincere 11 premi Oscar (il primo fu Ben Hur). Per produrlo sono serviti 200 milioni di dollari, ma il film ha incassato oltre 1,8 miliardi di dollari in tutto il mondo. Un simile successo apriva le porte al sogno di Cameron, sul quale riprese dunque a lavorare.
Per raggiungere quel sogno, però, Cameron ha dovuto letteralmente inventare un complesso di tecnologie, oltre che spingere le sale cinematografiche di tutto il mondo a riattrezzarsi per consentire agli spettatori di fruire dell’esperienza in 3D e in prima persona. Avatar, dunque, è una produzione che non ha precedenti sul piano tecnologico, oltre che dal punto di vista di marketing visto che ha coinvolto attivamente e gli esercenti cinematografici, che hanno dovuto riadattare le sale, e gli spettatori, “portati” a vivere lo spettacolo in prima persona.
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