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Sid Meier’s: Civilization e il modello Occidentale

“Ancora un altro turno”. È la frase simbolo di Civilization, il mantra che ha tenuto incollati allo schermo milioni di giocatori per oltre tre decenni. Ma mentre guidiamo il nostro popolo dall’età della pietra all’era dell’informazione, raramente ci fermiamo a chiederci: quale storia stiamo effettivamente simulando?

Sotto la superficie di un gameplay strategico ineccepibile e consolidato negli anni, la creatura di Sid Meier offre una visione del mondo che interpreta la storia umana come una linea retta tesa verso un ideale di progresso definito da parametri “eurocentrici”.

L’albero della Scienza

Il primo e più evidente indizio di questa impostazione si trova nel cuore pulsante del gioco: l’Albero delle Tecnologie.

Il progresso in Civilization segue un percorso deterministico e lineare, in cui le tecnologie vengono sbloccate man mano che si scoprono quelle che sono loro propedeutiche: la lavorazione dell’argilla dà accesso alla muratura, la navigazione dà accesso alla cartografia, e così via. Questa struttura riflette una concezione positivista della storia, tipica del XIX secolo europeo, dove il “progresso” è un valore assoluto e sempre migliorativo.

Non c’è spazio per percorsi alternativi. Una civiltà che scegliesse di perfezionare aspetti squisitamente culturali o economici senza mai sviluppare la polvere da sparo, ad esempio, nelle meccaniche del gioco verrebbe etichettata come “arretrata” e destinata a soccombere. L’Occidente diventa quindi non una delle tante possibilità storiche, ma il punto di arrivo standardizzato per chiunque, siano essi Aztechi, Zulu o Cinesi.

Vincere la storia

È analizzando le condizioni di vittoria che la prospettiva occidentalo-centrica emerge con maggiore forza. Il gioco infatti definisce il “successo” di una civiltà basandosi su pilastri che rispecchiano le priorità geopolitiche e culturali delle potenze occidentali moderne.

Vittoria Scientifica

Questa è forse l’espressione più pura del “Destino Manifesto” delle civiltà che concorrono in Civilization. La vittoria scientifica infatti viene raggiunta dal primo leader che lancia una nave spaziale verso Alpha Centauri o su Marte (nei capitoli più recenti del gioco). Questo riflette chiaramente la corsa allo spazio della Guerra Fredda: la scienza è vista come strumento di conquista dell’ignoto, una fuga in avanti puramente tecnologica che nella realtà rispecchia il successo delle missioni Apollo.

Vittoria Culturale

In Civilization, la cultura viene visto come un elemento quasi militare, infatti la vittoria culturale è raggiunta da chi rende la propria cultura”egemone” sulle altre. In questo caso, il meccanismo del Turismo simula l’imperialismo culturale americano del XX secolo. Come recitava una celebre frase in Civilization V: “Il nostro popolo indossa i vostri blue jeans e ascolta la vostra musica pop”. La vittoria culturale è l’accettazione globale del consumismo e dell’estetica del vincitore, una forma di omologazione globale piuttosto che di scambio interculturale.

Vittoria Diplomatica

Questa vittoria presuppone che il fine ultimo della politica internazionale sia un consesso globale di stampo liberale, simile all’ONU, dove il voto democratico (spesso influenzato dal capitale economico e in parte anche militare) decide il leader mondiale. È la visione wilsoniana dell’ordine mondiale.

Lo Stato-Nazione come unico modello possobile

Un altro aspetto sottile ma pervasivo è l’imposizione del modello dello Stato-Nazione vestfaliano a tutte le culture della storia.

Nel gioco, che si controlli Gengis Khan o Gandhi, l’entità politica si comporta esattamente come uno stato europeo moderno: ha confini rigidi, una capitale centrale e amministrativa, un sistema di tassazione unificato, eccetera. Concetti come il nomadismo, le confederazioni tribali, o le società basate su reti di parentela piuttosto che sul territorio sono del tutto assenti. Per rendere il gioco giocabile e comprensibile, Civilization deve trasformare ogni cultura in una variante di una nazione occidentale.

Giocare Consapevolmente

Riconoscere questi aspetti non significa sminuire il valore di Civilization, che rimane una pietra miliare della storia dei videogiochi. Tuttavia, giocarci con consapevolezza ci permette di capire che non stiamo simulando “La Storia” con la S maiuscola, ma una sua specifica interpretazione.

In realtà questo modo di vedere il mondo è tipico non solo dei videogame a carattere storico (sviluppati principalmente in Europa/USA) ma è affine a quasi tutte le rappresentazioni multimediali in cui il punto di vista sulla Storia è quasi sempre ed esclusivamente Occidentale.

In questo mondo digitale, in cui il successo è quantificabile come qualsiasi altra risorsa, il progresso è lineare e il fine ultimo dell’umanità è trasformare il pianeta (e oltre) a propria immagine e somiglianza. È un sogno potente perchè ha sedotto milioni di persone, purché ci si ricordi che quello occidentale è stato solo uno dei tanti percorsi possibili, e non necessariamente l’unico destinato alla vittoria.

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