Dai riti celtici alle celebrazioni cristiane, dalle campagne irlandesi alle periferie americane: la storia di una festa europea che abbiamo imparato a considerare straniera.
Ogni anno, puntualmente, con l’avvicinarsi del 31 ottobre, assistiamo a un fenomeno che per certi versi è diventato esso stesso una tradizione: qualcuno si indigna per Halloween. Le motivazioni sono più o meno sempre le stesse, ripetute con quella sicurezza che generalmente accompagna le convinzioni meno sottoposte a verifica. Halloween sarebbe una festa americana, un prodotto del consumismo, una celebrazione estranea alla nostra cultura e, secondo alcune interpretazioni particolarmente fantasiose, persino una manifestazione di paganesimo incompatibile con le radici cristiane dell’Europa. Bisognerebbe dunque respingerla, recuperare le nostre tradizioni, difendere l’identità culturale dall’ennesima invasione proveniente da oltreoceano.
Il problema è che, a voler prendere sul serio questa difesa delle tradizioni, Halloween sarebbe probabilmente una delle prime feste da salvaguardare.
Perché dietro le zucche illuminate, i travestimenti e le caramelle distribuite ai bambini si nasconde una storia molto più antica degli Stati Uniti, più europea di quanto immaginiamo e profondamente intrecciata con quella civiltà cristiana che alcuni vorrebbero difendere proprio attraverso il suo rifiuto.
Il paradosso è piuttosto divertente: nel tentativo di combattere una presunta americanizzazione dei costumi, si finisce per contestare una tradizione che gli americani hanno ereditato dagli europei.
Prima dell’America c’era l’Europa
Per comprendere Halloween bisogna dimenticare per un momento Hollywood, i film horror e i supermercati che cominciano a vendere scheletri di plastica già a settembre, e tornare a un’Europa nella quale il trascorrere delle stagioni non rappresentava una questione meteorologica, ma una delle condizioni fondamentali dell’esistenza.
Nelle società agricole, l’arrivo dell’inverno segnava un momento di profonda trasformazione. Terminavano i raccolti, diminuivano le ore di luce, si preparavano le scorte alimentari e la comunità entrava in quella parte dell’anno dominata dal freddo, dall’oscurità e dall’incertezza. Era naturale che questo passaggio assumesse un significato religioso e simbolico.
Presso le popolazioni celtiche, soprattutto in Irlanda, una delle principali ricorrenze stagionali era Samhain, una festa che segnava la conclusione della stagione dei raccolti e l’inizio dell’inverno. Nella tradizione irlandese, questo momento dell’anno era associato anche alla possibilità di un contatto tra il mondo dei vivi e quello degli esseri soprannaturali.
Sarebbe però storicamente scorretto sostenere che gli antichi Celti celebrassero Halloween esattamente come facciamo oggi. Le testimonianze scritte sulle pratiche più antiche sono limitate e molte delle descrizioni che possediamo furono raccolte quando l’Irlanda era già cristianizzata da secoli. Non esiste dunque una linea di discendenza perfettamente documentata che colleghi ogni singola usanza moderna a un preciso rituale pagano.
Quello che possiamo affermare è che l’Europa possedeva, molto prima della nascita degli Stati Uniti, un ricco patrimonio di celebrazioni autunnali legate al raccolto, alla morte, al ricordo degli antenati e al rapporto tra il mondo visibile e quello invisibile.
Ed è proprio su questo terreno che il cristianesimo avrebbe costruito una parte importante della propria tradizione.
Halloween e il cristianesimo: una parentela che molti preferiscono ignorare

Autore: Edward Henry Corbould (disegno pubblicato sulla rivista The Illustrated London News il 22 dicembre 1866).
Esiste un dettaglio linguistico che dovrebbe essere sufficiente a mettere in difficoltà chi considera Halloween una celebrazione completamente estranea al cristianesimo: il suo stesso nome.
Halloween deriva infatti da All Hallows’ Eve, ovvero la vigilia di Ognissanti.
Non è una somiglianza casuale, né una reinterpretazione moderna. È l’origine effettiva del termine.
La celebrazione cristiana di tutti i santi, inizialmente osservata in date differenti, venne progressivamente associata al primo novembre nell’Europa occidentale. Nell’VIII secolo papa Gregorio III contribuì all’affermazione di questa data a Roma, mentre nei secoli successivi la ricorrenza si consolidò nel calendario ecclesiastico. A essa si affiancò la commemorazione dei fedeli defunti, celebrata il 2 novembre.
Si formò così un periodo di tre giorni dedicato ai santi, ai morti e alla memoria religiosa, conosciuto nel mondo anglosassone come Allhallowtide.
È difficile immaginare qualcosa di più tradizionale per l’Europa medievale.
Bisogna naturalmente evitare anche l’errore opposto, quello di immaginare che la Chiesa abbia semplicemente preso una festa pagana e le abbia cambiato nome. Il rapporto tra Samhain e Ognissanti rimane oggetto di discussione storica: le coincidenze stagionali e alcune somiglianze simboliche sono evidenti, ma non dimostrano automaticamente un’operazione deliberata di sostituzione.
Ciò che appare indiscutibile è invece la lunga convivenza, nelle società europee, di pratiche religiose cristiane e consuetudini popolari più antiche o sviluppatesi parallelamente.
La religione, dopotutto, non si diffonde in un vuoto culturale. Incontra popolazioni che possiedono già calendari, paure, racconti, simboli e rituali. Li modifica, talvolta li respinge, altre volte li incorpora, e spesso finisce per convivere con essi per secoli.
Halloween è uno dei risultati di questa complessa stratificazione.
Quando i bambini chiedevano dolci per le anime del Purgatorio

Uno degli aspetti più interessanti di questa storia riguarda una delle pratiche oggi maggiormente associate alla festa: il celebre trick or treat, il nostro «dolcetto o scherzetto».
Siamo abituati a immaginare bambini americani travestiti da fantasmi che bussano alle porte delle villette suburbane per riempire sacchetti di caramelle. Eppure, già nell’Europa medievale esistevano usanze che presentavano sorprendenti analogie.
In diverse regioni inglesi era diffusa una pratica conosciuta come souling. Nei giorni vicini a Ognissanti e alla commemorazione dei defunti, persone povere, e successivamente anche gruppi di bambini, si recavano di casa in casa chiedendo cibo, in particolare piccoli dolci chiamati soul cakes.
In cambio promettevano preghiere per le anime dei defunti della famiglia.
Si trattava di un’usanza profondamente radicata nell’immaginario cristiano: la carità verso i poveri, il ricordo dei morti e la convinzione che le preghiere potessero aiutare le anime del Purgatorio.
In Irlanda e Scozia esistevano inoltre tradizioni di travestimento e visite di casa in casa, conosciute come guising, nelle quali i partecipanti potevano ricevere cibo o piccoli doni.
Non possiamo affermare che il moderno dolcetto o scherzetto derivi esclusivamente da una di queste pratiche. La sua forma attuale è il risultato di molteplici influenze e di trasformazioni avvenute soprattutto in Nord America. Ma le somiglianze sono sufficienti a dimostrare quanto poco americana fosse, in origine, l’idea di andare di porta in porta durante le celebrazioni autunnali.
In sostanza, prima che un bambino mascherato da Spider-Man chiedesse una barretta di cioccolato in un sobborgo dell’Ohio, qualcuno percorreva già i villaggi europei chiedendo dolci in cambio di preghiere per i morti.
Il contesto teologico è cambiato, il principio dello scambio è sopravvissuto.
Gli emigranti europei portarono Halloween in America. Non il contrario
Arriviamo così alla questione più curiosa: come ha fatto una festa radicata nelle tradizioni europee a diventare, nell’immaginario collettivo, una celebrazione tipicamente americana?
La risposta si trova nella storia delle migrazioni.
Le popolazioni europee portarono nel continente americano le proprie abitudini, i calendari religiosi, le feste popolari e le credenze. Tuttavia, per la diffusione di Halloween furono particolarmente importanti le grandi ondate migratorie irlandesi e scozzesi del XIX secolo, soprattutto quelle irlandesi legate alla Grande Carestia degli anni Quaranta dell’Ottocento.
Gli emigranti non attraversavano l’Atlantico portando soltanto qualche valigia e la speranza di una vita migliore. Portavano con sé anche un patrimonio immateriale di racconti, ricorrenze e rituali che continuavano a rappresentare un legame con la terra d’origine.
Tra queste tradizioni c’era Halloween.
Negli Stati Uniti la festa incontrò un ambiente nuovo, popolazioni differenti e un sistema culturale progressivamente dominato dall’industria e dai consumi. Le usanze europee cominciarono a trasformarsi, mescolandosi con altre pratiche locali e assumendo una dimensione sempre più comunitaria.
Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento Halloween divenne gradualmente una celebrazione diffusa anche al di fuori delle comunità di origine irlandese. Nel secondo dopoguerra, con l’espansione delle periferie residenziali americane, la diffusione della televisione e la crescita dell’industria dolciaria, il moderno trick or treat raggiunse la forma che conosciamo oggi.
È qui che avviene la trasformazione decisiva: una festa europea diventa un fenomeno della cultura popolare americana, per poi essere riesportata in Europa come se fosse un’invenzione statunitense.
Una sorta di viaggio di andata e ritorno della tradizione, nel quale il punto di partenza viene progressivamente dimenticato.
Persino la zucca è il risultato di un’emigrazione
La zucca intagliata, probabilmente il simbolo più riconoscibile di Halloween, rappresenta un esempio quasi perfetto di questa trasformazione.
Nell’Irlanda tradizionale esisteva l’usanza di intagliare rape, spesso dando loro sembianze inquietanti, e collocarvi all’interno una fonte luminosa. Queste lanterne erano associate a racconti popolari e alla necessità simbolica di tenere lontane presenze indesiderate.
Una delle leggende più celebri è quella di Jack, un personaggio condannato a vagare nell’oscurità con una luce, da cui deriva il nome Jack-o’-lantern.
Quando gli irlandesi portarono queste tradizioni in America, trovarono un ortaggio che si prestava molto meglio all’intaglio: la zucca, più grande e generalmente più facile da lavorare.
La rapa venne progressivamente sostituita e nacque così uno dei simboli più celebri della cultura americana.
È difficile trovare un’immagine più efficace del funzionamento delle tradizioni: un’usanza europea sopravvive cambiando materiale, forma e contesto geografico, fino a diventare apparentemente irriconoscibile rispetto alla propria origine.
Eppure, sotto quella scorza arancione, continua a nascondersi una vecchia rapa irlandese.

Anche l’Italia aveva i suoi Halloween
Il discorso diventa ancora più interessante se abbandoniamo per un momento il mondo anglosassone e osserviamo le tradizioni italiane.
Anche nel nostro Paese, molto prima dell’arrivo dei film americani e delle decorazioni nei negozi, esistevano usanze legate alla commemorazione dei defunti che presentavano elementi simili a quelli oggi associati a Halloween.
In Sicilia, per esempio, la Festa dei Morti è tradizionalmente legata all’abitudine di lasciare doni e dolci ai bambini, raccontando che siano stati portati dai familiari defunti. In altre regioni si preparavano pani e dolci rituali, si accendevano lumini, si raccontavano storie di anime in visita e, in alcune comunità, si intagliavano zucche con sembianze umane.
Naturalmente non significa che tutte queste tradizioni siano forme di Halloween, né che discendano necessariamente da una medesima festa originaria. Significa piuttosto che appartengono a un universo culturale europeo nel quale il rapporto con i morti non era confinato esclusivamente alla dimensione privata del lutto.
La morte possedeva anche una dimensione comunitaria, rituale e, in alcuni casi, persino festosa.
Per le società contadine, ricordare i defunti significava mantenere un rapporto con le generazioni precedenti, riconoscere la continuità della famiglia e della comunità, collocare la propria esistenza all’interno di un ciclo più grande.
La differenza principale rispetto a Halloween non sta dunque nell’esistenza o meno di tradizioni legate ai morti, ma nelle forme particolari che queste hanno assunto nel corso dei secoli.
E allora diventa piuttosto difficile sostenere che una festa caratterizzata da lumini, maschere, racconti soprannaturali e visite di casa in casa sia radicalmente incompatibile con la cultura europea.
Il paradosso dei difensori della tradizione
A questo punto possiamo tornare alla polemica dalla quale siamo partiti.
Ogni anno qualcuno sostiene che Halloween andrebbe rifiutata perché non appartiene alle nostre radici, perché sarebbe un’imposizione della cultura americana o perché contribuirebbe alla scomparsa delle autentiche tradizioni europee.
Ora, è perfettamente legittimo criticare la commercializzazione delle festività. Anzi, sarebbe interessante domandarsi quanto rimanga del significato originario di Halloween tra costumi prodotti industrialmente, decorazioni usa e getta e campagne pubblicitarie.
Ma questa è una critica al consumismo, non alla festa in sé.
E soprattutto è una critica che, per coerenza, dovrebbe essere rivolta a buona parte delle celebrazioni contemporanee, Natale compreso, ormai difficilmente separabile da un immaginario commerciale costruito nel corso del Novecento.
C’è poi un equivoco più profondo, che riguarda il significato stesso della parola tradizione.
Spesso immaginiamo le tradizioni come oggetti immobili, conservati perfettamente identici attraverso i secoli, quasi fossero reperti custoditi in una teca. In realtà le tradizioni sopravvivono proprio perché cambiano. Attraversano confini, incontrano altre culture, perdono alcuni significati e ne acquisiscono di nuovi.
Una tradizione che non subisse alcuna trasformazione sarebbe probabilmente destinata a scomparire insieme alla società che l’ha prodotta.
Halloween, al contrario, ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento: ha attraversato il mondo celtico, l’Europa cristiana, le comunità rurali britanniche e irlandesi, l’emigrazione transatlantica, la società industriale americana e infine la globalizzazione contemporanea.
È difficile immaginare un esempio più efficace di continuità culturale attraverso il cambiamento.
Naturalmente questo non significa che chiunque si definisca tradizionalista debba necessariamente amare Halloween. Si può preferire la celebrazione religiosa di Ognissanti, considerare eccessiva la sua dimensione commerciale o semplicemente non apprezzare i travestimenti.
Ma sostenere che Halloween sia estranea alla storia europea significa ignorare una parte considerevole di quella stessa storia che si vorrebbe difendere.

La festa che abbiamo esportato e poi dimenticato
Forse l’aspetto più interessante di Halloween non riguarda nemmeno le sue origini, ma il modo in cui siamo arrivati a dimenticarle.
Viviamo in un’epoca nella quale associamo spesso la provenienza culturale di un fenomeno al Paese che lo ha reso famoso. Se una tradizione ci arriva attraverso il cinema americano, la pubblicità americana e la televisione americana, tendiamo a considerarla automaticamente americana.
Ma la diffusione di un’usanza non coincide necessariamente con la sua nascita.
Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale nel trasformare Halloween nella festa globale che conosciamo oggi. Sarebbe assurdo negarlo. Tuttavia, il materiale culturale dal quale questa trasformazione è partita proveniva in larga misura dall’Europa.
Gli americani hanno fatto ciò che le società fanno da sempre: hanno ricevuto una tradizione, l’hanno modificata e l’hanno adattata alle proprie condizioni storiche.
Il fatto che oggi un bambino italiano possa festeggiare Halloween indossando un costume acquistato online non cancella la storia delle comunità irlandesi che attraversavano i villaggi con le loro lanterne, né quella dei poveri inglesi che chiedevano dolci in cambio di preghiere, né quella delle famiglie italiane che preparavano cibo e doni in occasione della commemorazione dei morti.
Sono manifestazioni differenti di un rapporto antico tra l’essere umano, il mutare delle stagioni e la memoria di chi non c’è più.
E forse, dietro l’apparente frivolezza di una zucca illuminata, sopravvive proprio questo: il tentativo di rendere familiare ciò che ci spaventa, di trasformare la morte in racconto, di dare una forma condivisa all’oscurità che accompagna l’arrivo dell’inverno.
Per questo Halloween può essere considerata, a buon diritto, una festa profondamente tradizionalista. Non perché sia rimasta immutata, ma perché conserva, attraverso innumerevoli trasformazioni, frammenti di un patrimonio culturale che precede di molti secoli la società contemporanea.
Il vero paradosso, dunque, non è che abbiamo cominciato a festeggiare una ricorrenza americana.
È che abbiamo dovuto aspettare che gli americani ce la restituissero per ricordarci di una tradizione che, almeno in parte, era già nostra.
Fonti storiche consultate:

Interessante e scritto benissimo. Grazie
Una festa che ho cominciato a festeggiare nel 1947 e avevo cinque anni !
Una Festa che abbiamo sempre onorato con gioia 🌺