I 3 Libri che hanno plasmato il pensiero di Robert Greene

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Robert Greene, celebre autore di bestseller come Le 48 leggi del potere, ha dedicato la sua vita alla ricerca, leggendo migliaia di volumi nel corso degli anni. Tuttavia, in un recente intervento, ha voluto isolare tre opere fondamentali che, più di ogni altra, hanno avuto un impatto trasformativo sulla sua vita e sulla sua visione del mondo.

Non si tratta necessariamente dei “migliori libri di sempre”, ma di quelli che hanno lasciato un’impronta indelebile nella sua formazione. Scopriamoli nel dettaglio.

1. “Il Principe” di Niccolò Machiavelli

Greene entrò in possesso di una copia de Il Principe all’età di circa 15 anni. Nonostante la giovane età e la totale mancanza di esperienza in ambienti di potere o dinamiche di corte, rimase folgorato dal testo.

Ciò che lo affascinò non fu l’applicabilità immediata alla vita del liceo, ma il brutale realismo dell’autore. Machiavelli analizza gli esseri umani per quello che sono realmente, quasi come “animali”, senza farsi condizionare dai sensi di colpa o dal moralismo convenzionale. Greene loda la chiarezza, il pragmatismo e la bellezza del linguaggio di Machiavelli, elementi che hanno chiaramente influenzato lo stile dei suoi futuri libri.

2. “La guerra del Peloponneso” di Tucidide

Il secondo libro citato deriva dagli studi universitari di Greene in greco antico, una materia che lui stesso definisce “la disciplina mentale definitiva”. Ricorda vividamente come, durante il secondo anno, impiegò ben tre giorni per leggere un singolo paragrafo di Tucidide in lingua originale, a causa della complessità e della struttura logica contorta ma brillante del testo.

Secondo Greene, Tucidide possiede una prospettiva straordinariamente moderna, quasi fosse un contemporaneo seduto accanto a noi che analizza eventi di 2500 anni fa con una logica e un’abilità analitica insuperabili. Quest’opera non è solo una cronaca storica, ma una vera e propria avventura intellettuale che ha fornito a Greene gli strumenti per sezionare le dinamiche umane con estrema lucidità.

3. “Viaggio a Ixtlan” di Carlos Castaneda

Il terzo suggerimento è forse il più sorprendente e meno discusso da Greene: le opere di Carlos Castaneda, in particolare Viaggio a Ixtlan del 1971. Questi libri narrano l’iniziazione dell’autore alle pratiche indigene guidata dallo sciamano Yaqui Don Juan.

Sebbene contengano elementi esoterici o legati alla cultura psichedelica degli anni ’60, Greene si è concentrato sui temi del controllo di sé, del confronto con la propria mortalità e del diventare un “guerriero” nella vita. Egli ammette apertamente che gran parte dei concetti presenti ne Le 48 leggi del potere e ne Le 33 strategie della guerra derivano proprio da queste letture, che continua a consultare ancora oggi per i suoi nuovi lavori.

Menzioni d’onore: Nietzsche e Dostoevskij

Greene conclude ammettendo che sarebbe impossibile non citare Friedrich Nietzsche, che ha avuto probabilmente l’impatto più profondo su di lui (sebbene sia difficile isolare un singolo libro tra i suoi molti capolavori), e il romanziere Fëdor Dostoevskij, le cui opere hanno segnato profondamente la sua sensibilità psicologica.

Ecco il video completo:

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