Una battaglia dopo l’altra – Analisi del film

Con la vittoria di tre premi Oscar nel 2026, tra cui Miglior Film e Miglior Regista, Paul Thomas Anderson (PTA) ha confermato il suo status di autore fondamentale del cinema contemporaneo con “Una battaglia dopo l’altra” (One Battle After Another). Questo “blockbuster d’autore”, costato circa 130-140 milioni di dollari, rappresenta l’apice di un percorso che interroga costantemente l’identità e la storia americana.

Tra Pynchon e la satira politica

Il film è un adattamento libero e “indisciplinato” del romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon. Se nel libro l’azione si svolgeva nell’America di Reagan, Anderson sposta la narrazione ai giorni nostri, sostituendo la repressione nixoniana con lo squadrismo dei militari fedeli a una visione suprematista. La pellicola si apre con un prologo folgorante ambientato circa nel 2009, seguendo l’epopea del French 75, un gruppo rivoluzionario di estrema sinistra impegnato nel sabotaggio di centri di detenzione per immigrati. Qui incontriamo Pat Calhoun (un Leonardo DiCaprio in versione “bombarolo”) e la leader carismatica Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor).

Un incubo cronologico: “What time is it?”

Dopo un salto temporale di 16 anni, ritroviamo Pat sotto il falso nome di Bob Ferguson a Baktan Cross. La domanda ricorrente nel film, “What time is it?”, diventa il segnale di un trauma profondo: un’America che ha smarrito la propria bussola storica e geografica, vivendo in un eterno presente dove distopia e attualità si sovrappongono. Bob è ormai l’ombra di sé stesso, un “couch potato” lebowskiano che vive tra alcol e paranoie, cercando di proteggere la figlia Willa (l’esordiente Chase Infiniti) dal proprio passato.

Personaggi e interpretazioni: Il mostruoso e l’umano

Il cast offre prove monumentali:

  • Leonardo DiCaprio distrugge la propria immagine glamour per interpretare un padre imperfetto e vulnerabile, la cui unica forza risiede nell’amore incondizionato per la figlia.
  • Sean Penn, nei panni del colonnello Steven Lockjaw, disegna un villain “kurtziano” e grottesco, un’incarnazione del militarismo omofobo e razzista che ricorda il sergente Hartman di Kubrick.
  • Benicio Del Toro interpreta il sensei Sergio St. Carlos, una figura zen che rappresenta l’unica vera alternativa positiva in un mondo marcio, offrendo solidarietà e protezione agli immigrati clandestini.
  • Teyana Taylor è la vera rivelazione, sebbene il suo personaggio sia stato oggetto di aspre critiche per la sua natura traditrice e per una rappresentazione definita da alcuni stereotipata e ipersessualizzata.

Tecnica e Stile: La vertigine del deserto

Anderson sceglie di girare in 35mm e formato VistaVision, ottenendo un’immagine granulosa e immersiva che esalta i vasti paesaggi del deserto californiano. La sequenza dell’inseguimento finale è già considerata una pagina di storia del cinema: attraverso l’uso di teleobiettivi che schiacciano la prospettiva, le auto appaiono e scompaiono tra i dossi come se navigassero su una mareggiata d’asfalto, dilatando lo spazio insieme al tempo. La colonna sonora di Jonny Greenwood accompagna questo caos con un mix frenetico di jazz, soul e rock, includendo l’iconica “The Revolution Will Not Be Televised” di Gil Scott-Heron.

Un finale senza vincitori

Il titolo riprende una celebre frase di Angela Davis: “Non ci sarà mai una battaglia finale, è sempre una battaglia dopo l’altra”. Anderson non salva nessuno, deridendo sia i sogni ingenui della controcultura sia la brutalità reazionaria. Tuttavia, citando direttamente “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, il regista suggerisce che la resistenza è un processo continuo.

Nonostante le voci critiche, come quella di Bret Easton Ellis che ha definito il film un “reperto datato” e eccessivamente ideologizzato, “Una battaglia dopo l’altra” resta un’opera potente che mette a nudo la topologia psichica di una nazione divisa. Il messaggio finale è tanto intimo quanto politico: in un mondo dominato dalla paranoia e dalla polarizzazione, l’unico atto veramente rivoluzionario è la protezione degli affetti più cari.

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