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Quando Don Bluth sfidò la Disney e accese la scintilla del Rinascimento

Negli anni ’70, la Walt Disney Company attraversava un periodo di stagnazione. Dopo la morte di Walt Disney nel 1966, lo studio aveva perso la sua spinta innovativa e la volontà di sperimentare, generando frustrazione tra gli animatori. Si temeva persino che l’intero reparto di animazione potesse essere chiuso. È in questo contesto di incertezza e insoddisfazione che emerse una figura destinata a scuotere le fondamenta dell’animazione: Don Bluth.

La Ribellione e la Nascita di un Sogno Indipendente

Donald Virgil Bluth, nato in Texas nel 1937, era stato rapito dalla magia dei film Disney fin da bambino, decidendo di diventare un animatore dopo aver visto “Biancaneve e i sette nani”. Iniziò la sua carriera alla Disney nel 1955 come assistente animatore in “La bella addormentata nel bosco”. Dopo un’esperienza di due anni e mezzo come missionario in Argentina per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, un periodo che lo aiutò a comprendere le storie e le difficoltà delle persone, influenzando il suo lavoro artistico, Bluth tornò alla Disney a tempo pieno nel 1971, lavorando a film come “Robin Hood” e “Le avventure di Bianca e Bernie”.

robin hood e little john
Don Bluth fu uno degli animatori di Robin Hood (1973)

La sua crescente disillusione culminò il giorno del suo quarantaduesimo compleanno, nel 1979. Insieme a Gary Goldman, John Pomeroy e altri 16 animatori, Bluth decise di compiere un gesto audace: abbandonare la Disney per fondare la propria casa di produzione indipendente, la Don Bluth Productions (poi Sullivan Bluth Studios). Questo “ammutinamento” nacque dalla convinzione che la Disney avesse perso il desiderio di rischiare e sperimentare, non lasciando più spazio alla creatività.

Le Prime Sfide e i Capolavori “Indie”

Il battesimo del fuoco per il nuovo studio arrivò con “Brisby e il segreto di NIMH” (1982). Questo film, ambizioso e artisticamente raffinato, si distingueva per le sue atmosfere più cupe e storie più impegnate, lontane dagli standard edulcorati dell’epoca. Nonostante un modesto incasso iniziale che portò lo studio sull’orlo del fallimento, “Brisby” guadagnò poi il suo status di cult e classico dell’animazione con la distribuzione in home video.

Bluth fu anche un pioniere nel campo del “cinema interattivo”, creando nel 1983 il rivoluzionario videogioco “Dragon’s Lair”, che permetteva di controllare un vero e proprio cartone animato su laserdisc.

Brisby e il segreto di NIMH scena puntura
Brisby e il segreto di NIMH (1982)

La Collaborazione con Spielberg e la Sfida Diretta a Disney

Il talento di Bluth attirò l’attenzione di Steven Spielberg, che decise di finanziare la sua successiva produzione. Nacque così “Fievel sbarca in America” (1986), che all’epoca divenne il film d’animazione non-Disney con il più alto incasso, generando 45 milioni di dollari in patria e 84 milioni in tutto il mondo.

Questo successo fu seguito dalla seconda collaborazione Spielberg-Bluth (con George Lucas come produttore esecutivo), “Alla ricerca della Valle Incantata” (1988), anch’esso un notevole successo di critica e pubblico.

fievel personaggio
Fievel è forse uno dei personaggi più iconici creati da Bluth

I film di Bluth si distinguevano per la loro volontà di affrontare temi maturi e dolorosi, non rifuggendo dalle “parti brutte o spaventose della vita”. Scene come la straziante morte della madre di Piedino in “Alla ricerca della Valle Incantata” o gli incubi cupi in “Charlie – Anche i cani vanno in paradiso” offrivano “spunti di riflessione per adulti e ragazzi”. Questo approccio si contrapponeva ai cartoni Disney più edulcorati del periodo. È interessante notare che Bluth aveva anche progetti per realizzare le proprie versioni di “La bella e la bestia” e “Aladdin” prima che la Disney le producesse.

La Scintilla del Rinascimento Disney

L’ascesa di Don Bluth, con i suoi successi commerciali che spesso superavano quelli della Disney dell’epoca, fu una vera e propria “sveglia” per il colosso di Burbank. La concorrenza creata da Bluth spinse la Disney a migliorarsi, contribuendo indirettamente all’avvio di quello che sarebbe diventato noto come il “Rinascimento Disney”. Questo periodo d’oro iniziò con “La Sirenetta” (1989), seguito da capolavori come “La bella e la bestia” (1991), “Aladdin” e “Il Re Leone”. Questi film dimostrarono che la Disney era tornata in grande stile, riprendendo il suo dominio nel panorama dell’animazione.

Il Declino e le Ultime Opere

Nonostante i numerosi successi e uno stile riconoscibile, la carriera di Bluth subì una serie di battute d’arresto negli anni ’90. Dopo il successo moderato di “Charlie – Anche i cani vanno in paradiso” (che però sbancò nel mercato home video), film come “Eddy e la banda del sole luminoso” (1991), “Pollicina” (1994), “Le avventure di Stanley” (1994) e “Hubie all’inseguimento della pietra verde” (1995) si rivelarono fallimenti di critica e incassi.

La “rivincita” arrivò nel 1997 con “Anastasia”, prodotto per la Fox Animation Studios. Il film fu un successo di critica e di pubblico, spesso venendo erroneamente scambiato per una Principessa Disney grazie allo stile di Bluth e alla sua abilità nel catturare l’essenza dei classici, pur con un “tocco macabro” e un villain come Rasputin.

Anastasia 1997 locandina
Anastasia (1997)

Tuttavia, il successo di “Anastasia” non fu sufficiente a stabilizzare lo studio. Il suo ultimo lungometraggio, “Titan A.E.” (2000), un’ambiziosa opera di fantascienza, si rivelò un “clamoroso flop” (incassando solo 37 milioni di dollari a fronte di un budget di 75 milioni). Questo insuccesso portò alla chiusura della Fox Animation Studios e segnò la fine della sua carriera di regista di lungometraggi. “Titan A.E.” era spietatamente oscuro, con scene di distruzione planetaria e personaggi che subivano gravi ferite, e Bluth stesso e il suo co-regista Gary Goldman non erano entusiasti di dirigerlo, anche a causa dei tempi stretti e della richiesta di un film per un pubblico adolescente poco interessato all’animazione tradizionale dell’epoca.

L’Eredità di un Gran Maestro dell’Animazione

don bluth personaggi animati la valle incantata piedino

Nonostante le vicissitudini e la competizione con il colosso Disney, la figura di Don Bluth rimane quella di un Gran Maestro che ha inciso a fuoco il proprio nome nella storia del cinema animato. Le sue opere, pur non eguagliando il successo universale e il marketing massiccio della Disney, hanno creato un’atmosfera e una personalità uniche nell’animazione: magica, confortante e nostalgica, ma distintamente sua.

Bluth continua a dedicarsi all’arte e all’insegnamento dell’animazione tradizionale, concentrandosi sull’importanza di infondere sentimento e autenticità nei personaggi, spingendo gli animatori a comprendere ciò che i personaggi sentono interiormente. Crede che “niente è sprecato nella vita” e che ogni esperienza, sia buona che cattiva, serva a forgiare l’artista e a dare profondità alla narrazione. Il suo lascito artistico, caratterizzato da uno stile più realistico e da atmosfere più cupe, continua a essere riscoperto e apprezzato da generazioni di spettatori.

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